Programmazione didattica 2018/2019

PROGETTO EDUCATICO-DIDATTICO PER L’ANNO SCOLASTICO 2018/2019

“CHIEDIMI COSA MI PIACE?”

La scuola ha il compito di sostenere nei bambini comportamenti e pensieri autonomi e rispettosi.

L’educazione non si dovrebbe fondare sulle conoscenze, ma sulla riflessione attorno alle esperienze vissute. Le informazioni culturali sono importanti, ma per apprendere occorre vuotare la mente,che è zeppa di nuove conoscenze arrivate da ogni dove. Non è tempo di immettere nuovi ed affascinanti contenuti ( per l’adulto).E’ tempo di riflettere su ciò che i bambini già possiedono, di farsi carico delle loro riflessioni, di riprendere le loro “teorie”, di ripartire dagli intrecci contradditori del loro pensare.

La scuola è diventata un “progettificio” e non c’è più tempo per stare con i bambini!. Non di questi progetti la scuola avrebbe oggi bisogno. Casomai di progetti che si basano sulla complessità della vita quotidiana, sugli eventi che i bambini vivono e che non hanno il tempo di elaborare. Una scuola che si interroga sui dubbi e sugli interrogativi che i bambini si pongono.

Riprogettare la scuola? Forse, ma se le parole significano qualcosa, si potrebbe anche dire: riaggiustare il tiro. Per  non mirare solo a ciò che la cultura definisce “conoscenza”, ma per prendere un’angolazione più bassa, per rimanere ad altezza di bambino. Per superare la confusione che oggi agita grandi e piccini.

In un’epoca in cui per stare bene sembra crescere una nuova religione della cura per tutto e mai della resilienza, della responsabilità, dell’imperfezione come bellezza umana… Per fortuna per imparare a parlare e camminare ci vuole del tempo che nessun computer potrà accelerare. Per tenersi puliti, per acquisire regole di vita ci vogliono tempo e routine. Per costruire relazioni serve ancora quel troglodita dell’homo sapiens che corre, salta, si stanca, piange, dorme.

La scuola dell’infanzia copre un’età dove la scoperta è ancora visiva, uditiva, sensoriale, motoria. Esisterà sempre un bambino che se la farà addosso e nessuna USB potrà mandargli segnali digitali per intervenire prima. Nonostante tutto esiste l’imprevisto, il caso, l’evento giorno per giorno.

La scuola dell’infanzia deve tutelare i bambini anche dalle spinte a correre troppo nel cognitivo, a sgomitare nelle relazioni, a difendersi dagli altri piuttosto che avere curiosità.  Nella scuola dell’infanzia si impara facendo, non ascoltando! Nella scuola dell’infanzia ci sono i “ se” e gli “allora” di ogni cosa, provando e riprovando, pasticciando, giocando con le mani e i pensieri. Condizione necessaria perché il bambino cresca padrone dei suoi saperi, capace di sbagliare, creare, sognare.

Ecco allora il bisogno di ritornare a quel “curricolo emergente” che si differenzia dai modi tradizionali di concepire il percorso di apprendimento in quanto non si presenta come una serie di attività sequenziali finalizzate all’acquisizione di specifiche e puntuali abilità. Un curricolo emergente si spiega in relazione a quanto via via viene espresso dai bambini in termini di interessi, curiosità, potenzialità. Ciò significa che i bambini vanno posti nelle condizioni di poter fare esperienze tenendo presente la curiosità, gli interessi, le domande, le attività dei bambini.

Un curricolo emergente pone i bambini al centro non solo in quanto tiene conto dei loro interessi, ma anche perché le decisioni sul proseguimento delle attività, vengono prese insieme agli adulti (se ben condotta la negoziazione adulti/bambini è anche un esercizio di cittadinanza attiva e di sperimentazione di un metodo democratico di procedere).

Il curricolo emergente è in corrispondenza con il curricolo ludico,in quanto, nell’itinerario educativo, il gioco è il punto di origine di una proposta finalizzata a sostenere, arricchire e promuovere le attività del bambino. Ricordandoci che il gioco è la più significativa ricchezza espressiva, conoscitiva, relazionale ed affettiva che il bambino possiede in quanto tendenza spontanea.

Ecco allora che il nostro progetto dal titolo “Chiedimi cosa mi piace?” prenderà forma dagli interessi dei bambini, dalle cose che più piacciono, dalle loro idee.Dove le “maestre” saranno capaci di cambiare, farsi flessibili, di farsi sorprendere dall’imprevisto. Una pro-gettazione in cui l’insegnante progetta prima di tutto sè stesso come umano flessibile, capace di ascolto, di ricchezza variabile, di saggezza e non solo di sapienza. Non una macchina che decide cosa insegnare, ma un cuore che ha l’avventura di condividere con i piccoli la meraviglia dello scoprire il mondo per conoscerlo e viverlo con equilibrio.

Poiché la prospettiva non è più focalizzata sul “che cosa insegnare”” ma sul soggetto che apprende, sull’apprendimento e sui processi, l’ambiente educativo svolge un ruolo molto significativo. E’ considerato spazio d’azione finalizzato a sostenere la costruzione di conoscenze, abilità, competenze mediante le attività quotidiane e l’interazione sociale

Da queste riflessioni nasce la nuova disposizione del salone arredato con sobrietà, con pochi colori coordinati tra loro…spazi raccolti per guardare, sperimentare, conversare, riposare…materiali naturali, scelti con cura…con tempi distesi dove il motto sia “”facciamo meno per fare meglio”!!! Un contesto di qualità, allestito tenendo presente che lo spazio parla dei bambini, dei loro bisogni di gioco, di movimento, di espressione, di socialità e intimità.

Una scuola in Agorà ( dal termine “agorà” piazza centrale della polis greca, dove si svolgeva la vita), dove l’approccio educativo-didattico si ispira ad alcuni elementi in merito all’idea di apprendimento teorizzati da Maria Montessori, John Dewey , Lev Vygotskij e Howard Gardner.

  • Per Maria Montessori l’esperienza è condizione indispensabile per aprrendere e l’educazione non è quella impartita dal maestro: l’educazione è un processo naturale che si svolge spontaneamente nell’individuo, e si acquisisce non ascoltando le parole degli altri, ma mediante l’esperienza diretta col mondo circostante;
  • Di Dewey condividiamo il valore di vivere l’esperienza scolastica come “palestra di democrazia”. La scuola, come palestra di vita, diventa l’ambiente che favorisce l’imparare ad essere e l’imparare a vivere assieme.
  • Di Vygotskij condividiamo l’idea del valore di un apprendimento socio-costruttivo e non trasmesso, per cui la distanza tra il livello attuale e quello potenziale di un bambino può essere colmata grazie all’aiuto dei compagni. In questa offerta di aiuto si integrano sia gli aspetti socio-emotivo-relazionali che quelli cognitivi e, per dirla alla Gardner , le specifiche intelligenze di ognuno ( intelligenza linguistica, logico matematica, spaziale, sociale, introspettiva, corporeo-cinestetica, musicale).
  • Del cooperative learning condividiamo l’idea di un apprendimento capace di far sentire ogni soggetto protagonista del contesto comunitario. Il fine ultimo è di far vivere benessere favorendo apprendimenti significativi, utili alla vita, investendo nella costruzione di comunità. Il sentirsi parte, il condividere obiettivi comuni, l’aver fiducia, il rispettarsi…sono peculiarietà che oltrepassano la didattica quotidiana. Ogni attività, dalle routine alla libera scoperta, dalla sperimentazione di materiali a proposte più strutturate favorirà lo scambio tra i pari così come la ricerca e la riflessione metacognitiva e la “plasticità cerebrale” (Neuroscienze – Jerzi Konorski)
  • Del metodo VAK ( Gregory Bateson, antropologo, sociologo e psicologo) condividiamo la metodologia che utilizza le diverse modalità sensoriali e percettive, di cui i bambini sono già dotati dalla nascita, e le trasforma in canali di apprendimento distinti in tre categorie: VISIVO – AUDUTIVO – CENESTETICO.

Le insegnati Federica, Nadia, Andrea.

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