Le maestre incontrano i genitori

Cari papà e mamma,
ci farebbe molto piacere potervi incontrare per condividere con voi ciò che abbiamo fatto con i vostri bambini in questo periodo, per parlare di “educare insieme” e per trovare dei punti di accordo sui “bisogni” dei vostri figli che nelle osservazioni abbiamo rilevato.
Vi aspettiamo, sperando nella vostra numerosa presenza, martedì 18 febbraio alle ore 20.30.
In questa serata vi comunicheremo anche le date dei colloqui individuali.

Di seguito alcuni spunti su cui riflettere, tratti dal corso, al quale abbiamo partecipato, “Educazione e famiglie” tenuto da Paola Milani, docente di Pedagogia sociale nell’Università di Padova e dirigente del Laboratorio di ricerca e intervento in educazione familiare:

  • cambiare la scuola tramite una cultura educativa e inclusiva invece che nozionistica ed esclusiva
  • mobilitare il potenziale educativo dei genitori affinché possano liberare il potenziale umano dei loro figli
  • l’esposizione alle tecnologie comporta l’inversione tra identità narrativa e identità digitale: io sono ciò che si vede di me. Sempre più evidente l’immaturità dell’adulto che appare bisognoso di questo specchio sociale
  • sostenere ed educare alla genitorialità incide positivamente sullo sviluppo dei bambini:
  • come permettere ai genitori di svolgere la funzione genitoriale in modo positivo? Quale è il ruolo, rispetto a questo della comunità?
  • come rispondere ai bisogni di sviluppo di ogni bambino?
  • quali politiche possono contribuire a ridurre lo stress dei genitori, facilitando la funzione di orchestrazione e costruendo interventi finalizzati ad aumentare la loro competenza educativa e relazionale?
  • l’educazione si ridefinisce non solo come azione diretta con e per i bambini, ma anche come spazio di co-educazione fra genitori e professionisti impegnati nell’educazione. Se i bambini sono la “prua del mondo”, la nave che sorregge la prua va attrezzata e messa in condizione di compiere la propria rotta. Attrezzare la nave significa molte cose. Una delle più rilevanti è che educare i bambini, nella complessa epoca che stiamo attraversando, richiede non tanto e non solo di accompagnare i genitori, quanto di costruire le condizioni perché essi possano svolgere quel “ruolo preminente” contribuendo positivamente alla crescita dei figli e quindi di pensare e agire in termini di co-educazione con i loro genitori. Per crescere una buona pianta, non basta un buon seme. Ci vuole un buon giardiniere, un buon clima, una corretta esposizione alla luce, una buona qualità dell’aria e del suolo, che sono condizioni che partono da molto lontano.
  • è importante consolidare una cultura dell’educazione come dovere etico e civico. Non perché i genitori siano inadeguati, ma perché educare è un compito complesso e i valori fondanti dell’educazione, che sono alla base anche delle capacità educative parentali, risultano oggi in controtendenza: viviamo in una società che sembra privilegiare la liquidità delle connessioni a distanza rispetto alla solidità della presenza, l’affermazione di sé piuttosto che l’accoglienza dell’altro, la velocità rispetto alla lentezza, il risultato rispetto al processo, il virtuale rispetto al corporeo, la velocità delle rotture rispetto alla fatica delle ricomposizioni, dell’affrontare conflitti e incertezze. Vanno perciò create non tanto scuole per genitori, ma luoghi comunitari dove l’educazione diventi un oggetto rispetto a cui creare tempi di parola, confronto e riflessione, dove gli adulti si possano accompagnare fra loro scambiandosi esperienze, narrazioni, fatiche, preoccupazioni. Perché coinvolgendo si potenzia; sostituendosi o escludendo, si depotenzia.
  • coniugare il rispetto dei diritti dei bambini con il rispetto dei diritti dei genitori: non si “educano” i genitori per invadere il loro spazio privato con l’offerta di un agire normativo regolato esternamente, ma per offrire un sostegno da accogliere in modo libero e volontario, teso ad aiutare i genitori a rispettare i diritti dei bambini, in particolare il diritto all’ascolto, alla partecipazione, alla cura, alla stabilità…
  • un bisogno del bambino deve essere considerato non come una mancanza ma quanto un obiettivo su cui costruire un’azione
  • il bisogno si esprime dentro una relazione, implica la cura, rimanda alla responsabilità e all’ingaggio di ogni soggetto attivo nel processo di risposta
  • i progetti, i servizi, le scuole che sanno costruire vie e porte d’ingresso per lasciar entrare i genitori e che si concepiscono come comunità educative basate sull’ascolto dei bambini, per e con le famiglie e i diversi attori sociali, producono risultati maggiori dal punto di vista dello sviluppo del bambino e della crescita in generale, come anche della qualità degli apprendimenti

Maestra Andrea, Alessia, Emanuela e Federica

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